Proponiamo una sintesi del capitolo: "I metodi comportamentali nel bambino tratto dal libro di MARTIN HERBERT, Cacca addosso & Pipì a letto. Guida al trattamento comportamentale dell'encopresi e dell'enuresi.  Il capitolo è scaricabile dal sito

 http://www.ecomind.it/Sezioni/Bibliografia/cacca.htm   "

 

I metodi Comportamentali

Questa guida non si occupa soltanto di modificare un comportamento indesiderabile di bambini problematici, ma anche l’atteggiamento dei genitori, degli insegnanti ecc. Serve a cambiare l’ambiente in cui vive il bambino. I genitori sono i veri e principali agenti del cambiamento, e nel tempo creano atteggiamenti positivi. Alla fine del libro (Consigli utili per i genitori), ci sono delle guide destinate ai genitori.

Nel rapporto con il medico l’A. sollecita un “ modello di lavoro collaborativo. La sua utilizzazione è legata alla necessità di incoraggiare i genitori e di renderli capaci di sviluppare un atteggiamento ottimistico, laddove, precedentemente, avevano appreso a sentirsi impotenti.”   Questo modello collaborativi consiste nei processi di:

·                  Negoziazione: essa implica che “le persone coinvolte nel problema condividano gli stessi scopi”

·                  Educazione: fornisce spiegazioni sul disagio, le sue caratteristiche e il trattamento in modo da “incrementare le abilità dei genitori con specifiche spiegazioni, scambiare informazioni e aumentare la conoscenza di tutti. “

·                  Osservazione: Il terapeuta spinge i genitori ad osservare le proprie reazioni (e quelle dei loro bambini) ai metodi usati, e, so indica come annotarle.

·                  Esercitarsi praticamente: “viene data l’opportunità di fare pratica nella gestione del bambino senza l’angoscia della situazione in atto.

·                  • Esercitarsi al dialogo interno: consiste nela spinta a  “arsi delle istruzioni positive,(“Posso farcela”; “Sono all’altezza della situazione”;  ecc.)

·                  Fornire sostegno:…altri membri della famiglia, o persone esterne a essa, possono fornire un aiuto.

·                  Smitizzare: “ mettere in discussione alcuni miti … che interferiscono con il cambiamento terapeutico. “ …..

 

Miti e stigmatizzazioni inutili che riassumiamo in breve:

1.              Proprietà esclusiva : es.Il problema è di mio figlio/a; è lui/lei che deve cambiare. ; È colpa mia. ……

2.              Se non usi le maniere forti, non funziona : es. Tutto quello di cui ha bisogno è una buona sculacciata. ….

3.              Educazione restrittiva : es. Dategli/le un dito e si prenderà la mano.

4.              Educazione troppo permissiva : es. Se insisto non mi vorrà bene. …….

5.              Questioni di sesso :es. Solo i padri possono porre dei limiti.

6.              Capro espiatorio : es. Ha preso dal padre!

7.              Stigmatizzazioni : es.È cattivo! …..

8.              Catastrofico : es.Come genitore sono un completo fallimento. ……..

9.              Idee intergenerazionali : es. Le bastonate che ho avuto da mio padre non mi hanno danneggiato, ….

Dopo un’esemplificazione del rapporto terapeuta cliente l’autore prosegue: “Il trattamento non mira solo a correggere” un comportamento antisociale. I genitori hanno bisogno di principi e tecniche pratiche non solo per le cose sbagliate, ma anche per incoraggiare e mantenere dei comportamenti positivi. In relazione a questo punto è importante difendere gli interessi dei bambini e verificare cosa gli viene chiesto, e cosa gli viene o non gli viene insegnato. “ …………… I consigli utili per i genitori contenuti alla fine di questa guida, descrivono brevemente alcuni dei principali metodi per affrontare questi argomenti, stilati in una forma che può presentarsi utile per i genitori; in altre parole, essi possono imparare a pensare a se stessi in relazione ai loro bambini. ……

 

Insegnare ai genitori come insegnare ai loro figli a risolvere i problemi

Come reagiscono generalmente ai loro problemi i bambini con disagi comportamentali? Piangendo, aggredendo, imprecando, scappando via, rifiutandosi di fare ciò che gli è stato detto, o polemizzando con i loro genitori. ------ Questi ultimi, a differenza dei bambini disposti a collaborare, producono una più alta percentuale di soluzioni aggressive e inadeguate, e inoltre hanno minori possibilità di prevedere quali sono le conseguenze delle loro soluzioni. Così agiscono aggressivamente e impulsivamente senza fermarsi a pensare a soluzioni non-aggressive. …….

 

Le domande tipiche dei genitori riguardanti il problem solving

………………………… Molti genitori pensano che dire ai loro bambini come risolvere un problema li aiuti a imparare a risolverlo. Per esempio, due bambini possono avere difficoltà a dividersi una bicicletta. Il genitore si rivolge al bambino che pretende la bici da quellaltro che si rifiuta di dargliela: O giocate insieme o niente. Arraffare non è carino. Tu non puoi andare in giro a pretendere le cose. Ti piacerebbe se gli altri lo facessero con te?. Il problema con questo tipo di approccio è che i genitori stanno dicendo ai bambini cosa fare prima di verificare la loro opinione sul problema. ….. lintervento dei genitori in questo caso non aiuta i bambini né a pensare quale sia il problema né a come risolverlo. Piuttosto che essere incoraggiati a imparare come pensare, gli viene   detto cosa pensare, e la soluzione viene loro imposta.

Il problema opposto si presenta quando i genitori pensano di aiutare bambini a risolvere un conflitto, dicendogli di risolverlo da soli. Questo potrebbe funzionare con bambini che hanno già delle buone abilità di problem solving, ma per molti di loro questa modalità non funziona. ……. Gli aspetti che noi maggiormente enfatizziamo sono:

Aiutare i bambini a definire il problema.

Parlare delle emozioni.

• Coinvolgere i bambini a esprimere le loro idee a ruota libera

(brainstorming) per trovare le possibili soluzioni.

Avere un atteggiamento positivo e immaginativo.

Proporre soluzioni creative.

Incoraggiare i bambini a pensare alle possibili conseguenze delle differenti soluzioni.

Ricordate che è il processo di apprendimento sul come pensare al problema che è critico, piuttosto che avere le risposte giuste.

È necessario suggerire ai genitori di cominciare a insegnare queste abilità ai loro bambini attraverso il gioco dell’interpretazione dei ruoli o mettendo in atto queste abilità utilizzando bambole e libri. …… Una volta che hanno insegnato ai bambini quali sono le varie strategie e il linguaggio da utilizzare per esporre il problema, possono poi aiutarli a usare queste abilità durante un conflitto vero e proprio.

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I genitori possono incoraggiare i loro bambini a dire ad alta voce ciò che pensano, per poi elogiare le loro idee e i loro tentativi di trovare soluzioni. In questo modo rinforzeranno lo sviluppo di una modalità di pensiero che li aiuterà ad affrontare tutti i tipi di problemi che incontreranno nel corso della loro vita……… L’ultimo passaggio della strategia del problem- solving, consiste infatti nell’aiutare i bambini a valutare le possibili soluzioni prodotte. ….. I bambini dovrebbero essere stimolati a esprimere le proprie emozioni in rapporto alla situazione, a discutere delle proprie possibili soluzioni e delle possibili conseguenze. L’unico caso in cui è necessario che i genitori intervengano a proporre soluzioni è quando i bambini mostrano di avere bisogno solo di un piccolo aiuto per cominciare.

…, in realtà molte quotidiane interazioni offrono ai bambini buone opportunità di apprendimento. Per esempio i bambini imparano molto del loro comportamento, osservando come i genitori reagiscono ai problemi quotidiani della vita. Essi apprendono come i genitori dicono “No” alle richieste di un amico. Osservano con interesse come papà accoglie il consiglio di mamma a indossare qualcosa di diverso. …Osservare come i genitori decidono quale film guardare alla TV il sabato sera può insegnare molto su ciò che riguarda il compromesso e la negoziazione.

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Conseguenze naturali

Se i genitori permettono, entro certi limiti, che il bambino tragga                esperienza dalle conseguenze delle sue azioni, questo diventa un metodo efficace per modificare il suo comportamento. Se un bambino non ha cura di un giocattolo e lo rompe, è più probabile che in futuro impari a stare attento se poi è costretto a farne a meno. Se invece i genitori gli sostituiscono il giocattolo rotto, verosimilmente il suo comportamento continuerà a essere distruttivo.

Sfortunatamente, ….andando contro i loro veri interessi e quelli dei bambini stessi, essi intervengono per proteggerli dal confronto con la realtà. Potenzialmente educativa (sebbene punitiva), la realtà viene sostituita con un genitore accomodante; leffetto di questa tolleranza è che le implicazioni (conseguenze) della situazione spesso non sono evidenti al bambino, per cui ripeterà gli stessi errori in continuazione……………

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Fare uso di contratti

Ai genitori potrebbe sembrare strano, se non umiliante, che per risolvere i conflitti familiari si debba negoziare con un bambino un accordo scritto o usare un contratto di tipo commerciale. …..Ma è proprio perché un contratto è un modo distaccato e obiettivo di trattare le questioni emotive che può essere efficace per una famiglia sedersi a sottoscrivere un accordo. Non è solo il contenuto del contratto a essere importante ma è il processo attraverso il quale si arriva a concordare i suoi termini che può essere terapeutico.

…….. Laddove i sistemi familiari implicano restrizioni comportamentali attraverso l’uso di punizioni verbali e/o fisiche, molto probabilmente vi saranno bambini che manifesteranno un alto indice di aggressività. Interazioni coercitive, mantenute da rinforzo negativo, sono più frequenti in sistemi sociali chiusi dove il bambino deve imparare ad affrontare gli stimoli avversi come ad esempio l’essere incessantemente criticato.

È qui che possono subentrare dei contratti che possono servire ad aprire” dei sistemi chiusi….. La discussione, la negoziazione e il compromesso, ….. portano la famiglia ad acquisire importanti strumenti per risolvere conflitti e tensioni interpersonali, nonché ad accrescere la comunicazione, che probabilmente hanno sperimentato solo raramente.

………………

Le 7 domande fondamentali

….. bisogna tenere saldamente in mente le seguenti domande che sono strettamente collegate alla teoria dell’apprendimento:

1. Sa cosa fare?

2. Sa come farlo?

3. Sa quando farlo?

1.              Ma quando i bambini conoscono un comportamento appropriato, ciò non significa che lo mettano effettivamente in atto. È per questo che bisogna prendere in considerazione altre 4 domande:

2.              Come posso fare in modo da fargli/le fare quella specifica cosa che voglio faccia?

3.              E ora che lo fa, come posso incoraggiarlo/a a continuare a farlo?

4.              Come posso fare in modo da fargli/le smettere di fare quella specifica cosa che non voglio faccia?

5.              E ora che ha smesso di farlo, come posso incoraggiarlo/a a desistere dal rifarlo?

Un libro, come emerge dagli estratti che abbiamo dato, importante che affronta una problematica, concreta che tutti i genitori affrontano ogni giorno. Un libro che tutte le coppie dovrebbero leggere. Soprattutto i genitori adottivi per i quali i problemi comportamentali si intrecciano strettamente con quelli dell’attaccamento e che possono essere spinti ad atteggiamenti sbagliati che ‘rinforzano’ comportamenti da correggere nel bambino. Far crescere il proprio figlio con una personalità armonica non è facile. E per questo che La Primogenita, attenta anche alle problematiche post-adottive, ha voluto inserire questo spazio aperto anche alle questioni che provengono da chi ci segue. Una equipe di psicologi, e neuropsichiatri, può fornire le risposte alle vostre domande e consigliarvi sulle vie da seguire. Per ora dunque rinnoviamo l’invito a leggere l’intero articolo nel sito indicato all’inizio e s possibile l’intero volume.