I
metodi Comportamentali
Questa guida non
si occupa soltanto di modificare un comportamento indesiderabile di bambini
problematici, ma anche l’atteggiamento dei genitori, degli insegnanti ecc.
Serve a cambiare l’ambiente in cui vive il bambino. I genitori sono i veri e
principali agenti del cambiamento, e nel tempo creano atteggiamenti positivi.
Alla fine del libro (Consigli utili per i genitori), ci sono delle guide
destinate ai genitori.
Nel rapporto con il medico
l’A. sollecita un “ modello di lavoro collaborativo. La sua utilizzazione è
legata alla necessità di incoraggiare i genitori e di renderli capaci di
sviluppare un atteggiamento ottimistico, laddove, precedentemente, avevano
appreso a sentirsi impotenti.” Questo
modello collaborativi consiste nei processi di:
·
• Negoziazione: essa
implica che “le persone coinvolte nel problema condividano gli stessi scopi”
·
• Educazione: fornisce
spiegazioni sul disagio, le sue caratteristiche e il trattamento in modo da
“incrementare le abilità dei genitori con specifiche spiegazioni, scambiare
informazioni e aumentare la conoscenza di tutti. “
·
Osservazione: Il
terapeuta spinge i genitori ad osservare le proprie reazioni (e quelle dei loro
bambini) ai metodi usati, e, so indica come annotarle.
·
• Esercitarsi
praticamente: “viene data l’opportunità di fare
pratica nella gestione del bambino senza l’angoscia della situazione in atto.
·
• Esercitarsi al dialogo interno: consiste
nela spinta a “arsi delle istruzioni
positive,(“Posso farcela”; “Sono all’altezza della situazione”; ecc.)
·
• Fornire
sostegno:…altri membri della famiglia, o persone esterne
a essa, possono fornire un aiuto.
·
• Smitizzare: “
mettere in discussione alcuni miti … che interferiscono con il cambiamento
terapeutico. “ …..
Miti e
stigmatizzazioni inutili che riassumiamo in breve:
1.
Proprietà esclusiva : es.Il problema è di
mio figlio/a; è lui/lei che deve cambiare. ; È colpa mia. ……
2.
Se non usi le maniere forti, non
funziona : es. Tutto quello di cui ha bisogno è una buona sculacciata. ….
3.
Educazione restrittiva : es. Dategli/le
un dito e si prenderà la mano.
4.
Educazione troppo permissiva : es. Se
insisto non mi vorrà bene. …….
5.
Questioni di sesso :es. Solo i padri
possono porre dei limiti.
6.
Capro espiatorio : es. Ha preso dal
padre!
7.
Stigmatizzazioni : es.È cattivo! …..
8.
Catastrofico : es.Come genitore sono un
completo fallimento. ……..
9.
Idee intergenerazionali : es. Le
bastonate che ho avuto da mio padre non mi hanno danneggiato, ….
Dopo
un’esemplificazione del rapporto terapeuta cliente l’autore prosegue: “Il
trattamento non mira solo a “correggere” un comportamento
antisociale. I genitori hanno bisogno di principi e tecniche pratiche non solo
per le cose sbagliate, ma anche per incoraggiare e mantenere dei comportamenti
positivi. In relazione a questo punto è importante difendere gli interessi dei
bambini e verificare cosa gli viene chiesto, e cosa gli viene o non gli viene
insegnato. “ ……………
I consigli utili per i genitori contenuti alla
fine di questa guida, descrivono brevemente alcuni dei principali metodi per
affrontare questi argomenti, stilati in una forma che può presentarsi utile per
i genitori; in altre parole, essi possono imparare a pensare a se stessi in
relazione ai loro bambini. ……
Insegnare
ai genitori come insegnare ai loro figli a risolvere i problemi
Come reagiscono
generalmente ai loro problemi i bambini con disagi comportamentali? Piangendo,
aggredendo, imprecando, scappando via, rifiutandosi di fare ciò che gli è stato
detto, o polemizzando con i loro genitori. ------ Questi ultimi, a differenza
dei bambini disposti a collaborare, producono una più alta percentuale di
soluzioni aggressive e inadeguate, e inoltre hanno minori possibilità di
prevedere quali sono le conseguenze delle loro soluzioni. Così agiscono
aggressivamente e impulsivamente senza fermarsi a pensare a soluzioni
non-aggressive. …….
Le domande
tipiche dei genitori riguardanti il problem solving
………………………… Molti
genitori pensano che dire ai loro bambini come risolvere un problema li aiuti a
imparare a risolverlo. Per esempio, due bambini possono avere difficoltà a
dividersi una bicicletta. Il genitore si rivolge al bambino che pretende la
bici da quell’altro
che si rifiuta di dargliela: “O giocate insieme o niente.
Arraffare non è carino. Tu non puoi andare in giro a pretendere le cose. Ti
piacerebbe se gli altri lo facessero con te?”. Il
problema con questo tipo di approccio è che i genitori stanno dicendo ai
bambini cosa fare prima di verificare la loro opinione sul problema. ….. l’intervento
dei genitori in questo caso non aiuta i bambini né a pensare quale sia il
problema né a come risolverlo. Piuttosto che essere incoraggiati a imparare come
pensare, gli viene detto cosa pensare,
e la soluzione viene loro imposta.
Il problema
opposto si presenta quando i genitori pensano di aiutare bambini a risolvere un
conflitto, dicendogli di risolverlo da soli. Questo potrebbe funzionare con
bambini che hanno già delle buone abilità di problem solving, ma per molti di
loro questa modalità non funziona. ……. Gli aspetti che noi maggiormente
enfatizziamo sono:
• Aiutare
i bambini a definire il problema.
• Parlare
delle emozioni.
•
Coinvolgere i bambini a esprimere le loro idee a ruota libera
(brainstorming)
per trovare le possibili soluzioni.
• Avere un
atteggiamento positivo e immaginativo.
• Proporre
soluzioni creative.
• Incoraggiare
i bambini a pensare alle possibili conseguenze delle differenti soluzioni.
•
Ricordate che è il processo di apprendimento sul come pensare al
problema che è critico, piuttosto che avere le risposte giuste.
È necessario
suggerire ai genitori di cominciare a insegnare queste abilità ai loro bambini
attraverso il gioco dell’interpretazione dei ruoli o mettendo in atto queste
abilità utilizzando bambole e libri. …… Una volta che hanno insegnato ai
bambini quali sono le varie strategie e il linguaggio da utilizzare per esporre
il problema, possono poi aiutarli a usare queste abilità durante un conflitto
vero e proprio.
……………..
I
genitori possono incoraggiare i loro bambini a dire ad alta voce ciò che
pensano, per poi elogiare le loro idee e i loro tentativi di trovare soluzioni.
In questo modo rinforzeranno lo sviluppo di una modalità di pensiero che li
aiuterà ad affrontare tutti i tipi di problemi che incontreranno nel corso
della loro vita……… L’ultimo passaggio della strategia del problem- solving,
consiste infatti nell’aiutare i bambini a valutare le possibili soluzioni
prodotte. ….. I bambini dovrebbero essere stimolati a esprimere le proprie
emozioni in rapporto alla situazione, a discutere delle proprie possibili
soluzioni e delle possibili conseguenze. L’unico caso in cui è necessario che i
genitori intervengano a proporre soluzioni è quando i bambini mostrano di avere
bisogno solo di un piccolo aiuto per cominciare.
…,
in realtà molte quotidiane interazioni offrono ai bambini buone opportunità di
apprendimento. Per esempio i bambini imparano molto del loro comportamento,
osservando come i genitori reagiscono ai problemi quotidiani della vita. Essi
apprendono come i genitori dicono “No” alle richieste di un amico. Osservano
con interesse come papà accoglie il consiglio di mamma a indossare qualcosa di
diverso. …Osservare come i genitori decidono quale film guardare alla TV il
sabato sera può insegnare molto su ciò che riguarda il compromesso e la
negoziazione.
………..
Conseguenze
naturali
Se i genitori
permettono, entro certi limiti, che il bambino tragga esperienza dalle conseguenze delle sue azioni,
questo diventa un metodo efficace per modificare il suo comportamento. Se un
bambino non ha cura di un giocattolo e lo rompe, è più probabile che in futuro
impari a stare attento se poi è costretto a farne a meno. Se invece i genitori
gli sostituiscono il giocattolo rotto, verosimilmente il suo comportamento
continuerà a essere distruttivo.
Sfortunatamente,
….andando contro i loro veri interessi e quelli dei bambini stessi, essi
intervengono per proteggerli dal confronto con la realtà. Potenzialmente
educativa (sebbene punitiva), la realtà viene sostituita con un genitore
accomodante; l’effetto
di questa tolleranza è che le implicazioni (conseguenze) della situazione
spesso non sono evidenti al bambino, per cui ripeterà gli stessi errori in
continuazione……………
…….
Fare uso di
contratti
Ai genitori
potrebbe sembrare strano, se non umiliante, che per risolvere i conflitti
familiari si debba negoziare con un bambino un accordo scritto o usare un
contratto di tipo commerciale. …..Ma è proprio perché un contratto è un modo
distaccato e obiettivo di trattare le questioni emotive che può essere efficace
per una famiglia sedersi a sottoscrivere un accordo. Non è solo il contenuto
del contratto a essere importante ma è il processo attraverso il quale
si arriva a concordare i suoi termini che può essere terapeutico.
…….. Laddove i sistemi familiari implicano
restrizioni comportamentali attraverso l’uso di punizioni verbali e/o fisiche,
molto probabilmente vi saranno bambini che manifesteranno un alto indice di
aggressività. Interazioni coercitive, mantenute da rinforzo negativo, sono più
frequenti in sistemi sociali chiusi dove il bambino deve imparare ad affrontare
gli stimoli avversi come ad esempio l’essere incessantemente criticato.
È qui che
possono subentrare dei contratti che possono servire ad “aprire”
dei sistemi chiusi….. La discussione, la negoziazione e il compromesso, …..
portano la famiglia ad acquisire importanti strumenti per risolvere conflitti e
tensioni interpersonali, nonché ad accrescere la comunicazione, che
probabilmente hanno sperimentato solo raramente.
………………
Le 7 domande
fondamentali
….. bisogna
tenere saldamente in mente le seguenti domande che sono strettamente collegate
alla teoria dell’apprendimento:
1. Sa cosa fare?
2. Sa come farlo?
3. Sa quando farlo?
1.
Ma quando i bambini conoscono un
comportamento appropriato, ciò non significa che lo mettano effettivamente in
atto. È per questo che bisogna prendere in considerazione altre 4 domande:
2.
Come posso fare in modo da fargli/le fare
quella specifica cosa che voglio faccia?
3.
E ora che lo fa, come posso
incoraggiarlo/a a continuare a farlo?
4.
Come posso fare in modo da fargli/le
smettere di fare quella specifica cosa che non voglio faccia?
5.
E ora che ha smesso di farlo, come posso
incoraggiarlo/a a desistere dal rifarlo?
Un libro, come
emerge dagli estratti che abbiamo dato, importante che affronta una
problematica, concreta che tutti i genitori affrontano ogni giorno. Un libro
che tutte le coppie dovrebbero leggere. Soprattutto i genitori adottivi per i
quali i problemi comportamentali si intrecciano strettamente con quelli
dell’attaccamento e che possono essere spinti ad atteggiamenti sbagliati che
‘rinforzano’ comportamenti da correggere nel bambino. Far crescere il proprio
figlio con una personalità armonica non è facile. E per questo che La
Primogenita, attenta anche alle problematiche post-adottive, ha voluto inserire
questo spazio aperto anche alle questioni che provengono da chi ci segue. Una
equipe di psicologi, e neuropsichiatri, può fornire le risposte alle vostre
domande e consigliarvi sulle vie da seguire. Per ora dunque rinnoviamo l’invito
a leggere l’intero articolo nel sito indicato all’inizio e s possibile l’intero
volume.