COSA FARE DAL PUNTO DI VISTA MEDICO DOPO L'ARRIVO DEL BAMBINO?
QUALI PROBLEMI SI POSONO PRESENTARE?
L'articolo
integrale Il Pediatra di Famiglia e il bambino adottivo si può leggere
presso il sito http://www.amicopediatra.it/genitori/Salute_Bambini_Adottati/Adozione%20Internazionale-Il%20pediatra%20di%20famiglia.htm
Queste e altre domande si affollano alla mente.
Alcune esperienze già fatte possono essere d'aiuto per
l'impostazione di un percorso assistenziale soddisfacente.
La maggior parte dei problemi è stata comune a molte famiglie,
anche se spesso provenivano da esperienze in paesi situati alla parte opposta
del globo.
Nella maggior parte dei casi già nel paese d'origine sono state
fornite informazioni sanitarie sotto forma di una vera e propria cartella
clinica completa oppure di una scheda delle vaccinazioni eseguite.
In pochi casi questi dati sono stati giudicati come non corretti, o
addirittura falsi, mentre di solito erano veritieri, anche se magari
incompleti.
Quando era presente, la scheda sanitaria comprendeva una visita
medica, più o meno approfondita, e notizie relative alle eventuali malattie
congenite o acquisite dal piccolo dopo la nascita. Purtroppo solo in un caso
ogni tre era presente la curva di crescita del peso e dell'altezza, grafico
molto importante per valutare la situazione complessiva dello stato di
nutrizione.
La metà dei bambini sono stati sottoposti ad esami del sangue, un
quinto a radiografie, nel venti per cento sono stati cercati batteri e
parassiti nelle feci.
In effetti, tra i controlli eseguiti in Italia proprio l'esame
delle feci è quello risultato più spesso anormale: circa un quarto dei bambini
aveva un'infezione intestinale, spesso costituita da parassiti (giardia, amebe
o vermi, come si vede dalla tabella). Un bambino ogni dieci aveva più infezioni
contemporanee, in qualche caso addirittura quattro o cinque insieme.
Purtroppo spesso questa è la norma nei loro paesi di origine ed è
proprio questo il fattore che più spesso condiziona la mancata crescita dei
piccoli.
Vaccinazioni
Solo poco meno della metà dei bambini arrivati in Italia è stata
sottoposta alle vaccinazioni previste dal calendario seguito nei paesi europei.
già obbligatorie da più di 25 anni, come l'anti-poliomielite, l'anti-tetanica e
l'anti-difterica.
I piccoli vaccinati anche contro la pertosse, il morbillo erano il
20%
Un fortunatissimo 5 - 7% ha fatto anche l'anti-rosolia e
l'anti-epatite B.
In presenza di dubbi o di una documentazione incompleta, a maggior
ragione se la scheda delle vaccinazioni manca del tutto, è obbligatorio seguire
le indicazioni della legge italiana, anche a costo di ripetere vaccinazioni
magari già eseguite.
In questo caso, al di là della spesa inutile e del piccolo trauma
per i bimbi, di solito non ci sono rischi per la loro salute.
Malattie
Attraverso l'acqua non potabile o gli alimenti, dopo batteri e
parassiti già visti, si trasmette anche il virus A dell'epatite, malattia
manifestata da alcuni bambini dopo l'arrivo in Italia.
L' epatite B era presente nel cinque per cento circa dei piccoli.
Di solito questo virus è trasmesso dalla madre durante la
gravidanza o al momento del parto. Esso causa una forma di epatite più grave
della precedente, anche se non sempre il bambino appare clinicamente malato, e
con il rischio della cronicizzazione.
In approssimativamente un terzo dei casi era stato effettuato anche
il test per l'HIV, risultato sempre negativo.
Oltre alle malattie infettive succitate, circa un quarto dei
bambini ha manifestato un problema medico poco dopo l'arrivo.
Il 25% soffriva di una malattia della pelle.
Nella maggior parte dei casi era presente prurito, con o senza
lesioni cutanee visibili. Questo fastidioso sintomo può essere provocato da
molte cause, per esempio da eczemi, dalla presenza di parassiti nell'intestino
o nel sangue, dalla denutrizione e dalle conseguenti carenze, soprattutto di
ferro.
Il prurito in una decina di bambini era invece dovuto alla presenza
di ectoparassiti, l'acaro della scabbia o i pidocchi.
Anche le micosi cutanee, tra cui la tigna è stata la più frequente,
erano presenti in circa il dieci per cento dei casi.
Numerosi bambini avevano altri disturbi, quali bronchite, otite,
anemia, infezioni delle vie urinarie, problemi ai denti o erano stati
sottoposti ad interventi chirurgici.
Rare sono state le situazioni più complesse, come qualche caso di
tubercolosi.
Rare le malformazioni cardiache.
Per fortuna sono pochi i bambini che hanno manifestato malattie
negli anni successivi all'arrivo, meno del 5%, e ancora meno ne porteranno con
sé i postumi, per esempio deficit dell'udito a causa di otiti ripetute e
particolarmente severe.
Come facilmente prevedibile molti bambini, quasi un terzo del
totale, avevano un ritardo nella crescita, talora con evidenti segni di
denutrizione.
La causa più frequente era la presenza di parassitosi o infezioni
batteriche intestinali, ma in quasi tutti i casi la terapia appropriata ha
permesso di risolvere la situazione nel giro di pochi mesi, quasi sempre con un
recupero completo del bambino.
Sono risultate invece poco frequenti le alterazioni
comportamentali, come l'aggressività o la sindrome del bambino iperattivo.
In questo caso quasi sempre il problema è stato risolto con il
ricorso a psicologi o psichiatri dell'età evolutiva.
In alcuni casi è stata segnalata la comparsa negli anni successivi
all'adozione di una situazione più complessa, che di solito interessa le
femmine e che prende il nome di pubertà precoce.
Si tratta della comparsa dei caratteri sessuali in un'età inferiore
rispetto all'adolescenza.Ciò può essere dovuto a problemi propri delle bambine,
ma più frequentemente la causa, certamente involontaria, sono proprio parenti
ed amici che cercano di compensare troppo in fretta le carenze fin li patite,
riempiendo le piccole di dolci e simili. Questo improvviso benessere può
attivare in modo anormale gli ormoni, con le conseguenze dette. Per evitare che
ciò accada è necessario un intervento preventivo del pediatra, con lo scopo di
spiegare ai genitori adottivi che il bambino, una volta abituato al nuovo tipo
di alimentazione, dovrà seguire una dieta varia e bilanciata, senza eccessi
calorici, sufficiente per fare recuperare una crescita normale.
Non pochi sono poi stati i problemi connessi con la burocrazia: lo
scontro qualche volta è iniziato fin dall'incontro con le autorità
aeroportuali, ma più spesso l'apice si è raggiunto davanti agli sportelli delle
ASL. La strada maestra prevede il permesso di soggiorno, quindi l'acquisizione
del codice fiscale che è necessario per poter poi iscrivere il bambino al
Sistema Sanitario Nazionale. Solo dopo aver consegnato al Tribunale dei
Minorenni la documentazione originale del bambino, arriverà il decreto di
affidamento pre-adottivo, mentre quello definitivo arriva troppo spesso a
distanza di alcuni anni. Va ricordato che per la maggior parte delle Autorità
dei paesi d'origine dei bambini, l'adozione è già effettiva e definitiva al
momento della pubblicazione della sentenza di adozione da parte del tribunale
dei minorenni della città d'origine. Evidentemente questa trafila non è chiara
a molti funzionari e ciò ha fatto saltare i nervi a molti genitori, mentre
altri, gli Italiani con la i maiuscola, hanno imparato in fretta a fare lo
slalom tra gli sportelli! Va segnalato che la lamentela che più frequentemente
è stata espressa dalle famiglie riguardava la mancanza di una figura di
riferimento che indicasse la strada più breve e sicura. Non è stato infrequente
il caso in cui proprio il pediatra di base si è fatto carico di fornire le
informazioni appropriate.
Proprio a questo riguardo va notato che il rapporto con i pediatri
è risultato complessivamente soddisfacente: pochi hanno lamentano la scarsa
familiarità dei medici con i problemi che possono avere i bimbi provenienti da
paesi in via di sviluppo, ma per fortuna ci sono anche ASL che hanno adottato
percorsi ben organizzati per chi proviene da regioni extracomunitarie.
Pochi sono stati i casi nei quali è stata segnalata superficialità
o super medicalizzazione, problema questo presentatosi in alcuni casi nei quali
il medico ha sottoposto il bambino ad un numero eccessivo di indagini alla
ricerca di qualche strana malattia, che in realtà non c'era.
Alcune considerazioni finali.
Esame microbiologico delle feci
Rivolgersi al laboratorio di microbiologia di un ospedale dove ci
sia un reparto di malattie infettive.
In questi casi di solito vi è almeno un laboratorista esperto in
parassitologia, ricordando che i trofozoiti dei protozoi (ameba e giardia)
devono essere ricercati nelle feci a fresco (entro poche ore dalla raccolta del
campione, meglio se da feci poco formate), mentre le rispettive cisti e le uova
dei parassiti sono osservabili nei campioni conservati in formalina. Entrambi
questi esami devono essere ripetuti almeno tre volte prima di accettare un loro
esito negativo.
Specie patogene isolate dall'esame colturale o parassitologico
delle feci (197 bambini esaminati):
* Giardia lamblia 21% Hymenolepis nana 12% Ascaris lumbricoides 10%
* Ossiuri (Enterobius vermicularis) 9% Batteri (Salmonelle ed
altri) 8%
* Trichuris trichiuria 6% Entamoeba coli 6%
* Altri parassiti (protozoi o vermi) 12% Poli
infestazioni/infezioni 11%
Particolare attenzione va posta alle malattie infettive croniche
come la tubercolosi, la sifilide, l'epatite B (meno frequente quella da HCV) e
l'infezione da HIV. Dato che solo nella minoranza dei casi la documentazione
che accompagna il bambino fa esplicitamente riferimento a queste infezioni, il
pediatra deve includere i relativi test tra i primi esami da eseguire, non
dimenticando che la positività del Tine test o della ricerca degli anticorpi
anti-HBs può essere solo la naturale risposta ad un'infezione guarita o ad una
vaccinazione praticata, ma non segnalata.
Attenzione va riservata ad un accurato esame otologico, perché il
problema d'organo più spesso osservato era proprio a carico dell'organo
dell'udito, spesso affetto da otiti croniche recidivanti.
Nel caso, infine, di una patologia cutanea di dubbio inquadramento
(specie nei piccoli di colore e frequente una dermatite atopica oppure una
micosi), non bisogna esitare nel ricorrere alla consulenza di un collega
dermatologo.
Va poi ricordato che l'osservazione dei bambini adottati, dei quali
spesso manca una anamnesi familiare, deve proseguire fino all'adolescenza,
perché alcuni problemi, sia strettamente medici, che di tipo affettivo o
comportamentale, possono manifestarsi nel corso degli anni.