IO, SPERIAMO CHE ME L'ADOTTO

PARTE PRIMA

(Ovvero il Colloquio Informativo) a cura di Franco Tognola

 

 (Dai colloqui informativi tenuti dai nostri operatori, nelle varie sedi della Primogenita abbiamo tratto alcuni esempi. Si tenga presente che gli attori sono tutti in possesso del Decreto di Idoneità rilasciato dal competente Tribunale per i Minorenni e che quanto riferito è rigorosamente vero).

 

Due giovani bresciani educatissimi (quando abbiamo affrontato il tema del bambino di colore):

 "Non se ne parla nemmeno, i negri mi stanno sulle balle".

Una signora milanese (sempre sul tema del colore):

"Vede, dottore, io so che quando stringerò al petto il mio bimbo russo proverò il fremito materno, con un bimbo di colore non lo pro­verei mai".

 

Una simpatica e corpulenta signora di Reggio Calabria (dopo i saluti di rito):

 " Dottò, nun me dia nu marocchino pecche’ me fanno schifo"

Una sussiegosa quarantenne avvo­catessa emiliana (parlando dell'età dell'adottando):

" Voglio un neonato perché la sorte mi deve ripagare delle soffe­renze che ho subito dagli interventi chirurgici che mi hanno precluso la maternità"

 

Un cinquantenne lombardo con moglie oca al seguito (sull'età, questa volta):

" Ma...si potrebbe adottare anche una ragazza romena di sedici anni?"

 

Una coppia calabrese (parlando dell­incontro con il futuro figlio):

 "Se non c'è feeling con quello abbinato si può scegliere fra gli altri bambini dell'Istituto?"

 

Un signore della provincia di Modena (parlando dei tempi d'attesa):

 "Sa, io ho molta fretta, bisognereb­be contenere al massimo i tempi. A proposito (con fare ammiccante),

se dovesse passare dalle mie parti, venga a trovarmi; davanti a un buon pranzo si ragiona meglio."

 

Un'attraente signora fiorentina (par­lando del primo incontro con il bimbo):

"lo capisco subito, nelle prime ore di contatto, se c'è sintonia fra noi. Nel caso non ci fosse, io il bambi­no non lo voglio"

 

Una signora lombarda (parlando dei costi):

"Ho fatto numerosi tentativi di inseminazione artificiale. Pensi che abbiamo speso più di cento milio­ni. Non potrebbe farci uno scon­to?"

 

Una coppia siciliana (sempre sui costi):

"Quanto costa l'accoppiamento con un bambino da zero a due anni?"

Una strana coppia lombarda (senza alcun motivo):

"Noi abbiamo un figlio naturale. Nel caso adottassimo una femmi­na, possono poi sposarsi fra loro?"

 

Un deciso signore piemontese (par­lando della provenienza del minore):

 "No, la Romania no! Mi hanno detto (il famoso e ricorrente mi hanno detto) che i maschi diventano tutti delinquenti e le femmine tutte puttane".

Una procace signora mantovana (colore della pelle):

"Scura, assolutamente no, ma sa, con quel taglio d'occhi esotico, tipo filippino o thailandese, andreb­be molto bene"

Un mercante bolognese (ancora sui costi):

"lo sono un commerciante e sono abituato a pagare dopo che ho visto la merce"

 

Un timoroso signore milanese e tanti altri da varie zone (ancora sul colore):

 "Ho il terrore del volo aereo. In Romania, Polonia o Russia potrei andare in macchina"

 

Un previdente signore, sempre mila­nese (status giuridico del minore):

 "Nel caso di un futuro divorzio, il bambino sarebbe affidato a uno di noi o ritornerebbe nell'istituto d'origine?"

Ancora da Milano, una coppia cinofila (sull'opportunità di andare a prendere il bimbo):

"C'è proprio l'obbli­go? Nel tal caso si informi bene, perché se non possiamo portare il nostro cane, rinunciamo all'adozione"

 

Una matura signora (scelta sulla prove­nienza e desideri sul numero e sull'età):

 "Polonia, due fratelli, maschio e femmina. La femmina più pic­cola possibile. Non vorrei mi capitasse una troietta polacca che mi frega il mari­to".

Fermiamoci e calia­mo pietosamente il sipario.

 

Tutti i fatti, i personaggi e le parole citati in que­sta "pièce" corrispondono rigorosa mente alla realtà.

Avrete notato come queste persone si raggruppino in stereotipi, secondo i vari problemi (età, sesso, tempo di attesa, razza, costo, relazione col bambino), assumendo le sembianze grottesche di maschere. Direte voi: "hai citato gli esempi più esasperati".

Certamente. Tuttavia, penso che le maschere siano simboli e i simboli debbano sempre essere iperbolici. Voi ben sapete che l'emblema dell'i­ceberg è la punta emersa, ma sotto, sotto vi è la sua enorme massa nascosta; similmente, dietro ogni maschera vi sono coppie che, pur senza usare quelle affermazioni esa­gerate, folcloristiche o, in certi casi, tristissime, formano il corpo del suo iceberg.

Inoltre, nel nostro Parnaso teatral-­adottivo si può fare una riqualificazio­ne degli stereotipi-maschere. Il com­portamento della coppia è comune secondo la fascia professionale e secondo il titolo di studio e non, si badi bene, secondo il censo economi­co.

La disponibilità, la mancanza di pre­giudizi e la tolleranza sono inversa­mente proporzionali al livello del titolo di studio e del prestigio professionale (la palma dei peggiori spetta agli avvocati). Non è assolutamente un discorso populista o di bilanciamento sociale, credetemi. In tutti questi anni di espe­rienza abbiamo riscontrato la conti­nuità di questo stato di cose e siamo disponibili a provarlo con riscontri ben precisi e statistiche accurate.

 

Ci sono, nondimeno, anche note positive.

La formazione e l'informazione che l'Associazione da alle coppie, il con­tatto che esse hanno con chi ha già avuto l'esperienza adottiva, la cono­scenza dello stato dei bambini nei vari Paesi d'origine fan sì che molte di loro riflettano, elaborino e maturino nell'ottica della cultura dell'adozione e della sua etica.

Ciò nonostante la percentuale di chi passa il guado è ancora non soddi­sfacente. I ghiacci si sono, in parte, sciolti, ma rimangono tuttora troppo consistenti ed è pericoloso navigare in un pelago ancora pieno di iceberg.

 

Concludo con una supplica al legisla­tore e a tutte le istituzioni preposte all'adozione: siate più severi, più rigi­di, più selettivi nel concedere l'ido­neità alle coppie; non mandateci per­sonaggi come quelli del nostro teatri­no; date agli Enti la possibilità di un ulteriore controllo con la facoltà di fer­mare coloro che sono passati attra­verso le vostre maglie talvolta troppo larghe.

Tognola