Giuseppe Comerci

Ex amore adoptio

Rubettino editore, Soveria Mannelli 2007

 

 PRESENTAZIONE

Questo libro è stato-:scritto da un eminente professore di letteratura latina (presso l'università degli studi di Messina), che ha ricevuto molti importanti riconoscimenti per la sua  attività scientifica, da ultimo - a quanto mi risulta – il premio Anassilaos intitolato al latinista Diego Vetrioli. Ne basta appena una lettura cursoria, per accorgersi della profonda cultura classica dì lui e della straordinaria  sua capacità di dominare filologicamente le fonti del diritto oltre che della letteratura del passato.

Al punto che l’approccio, oltre che stupire, potrebbe addirittura scoraggiare il lettore comune. Ma niente  paura: quando si entra nei vivo della lettura, ci si accorge che cosi tanta cultura finisce per sciogliersi in un gioco intellettuale accessibile a tutti, col sottofondo d'un sommesso canto d'amore. Sì, perché il libro è nato ed è continuamente ispirato da un'autentica esperienza d'amore.  Il professor Cornerci e la sua  degna consorte, infatti, immuni entrambi da pregiudizi etnici e culturali, hanno adottato un bambino dell’estremo oriente,vissuto per più d tre anni sulla strada,Manju. Le relative pratiche., iniziate nel lontano 1987, si protrassero a lungo tra infinite vicende e difficoltà che avrebbero scoraggiato chiunque non fosse guidato soltanto dall'amore: persino la casualità di un giudice del tribunale indiano - competente a rendete esecutiva la sentenza d'affidamento -- il quale era fanatico assertore della teoria della metempsicosi e feroce oppositore delle adozioni internazionali. Prima di giungere finalmente al tanto atteso incontro in Italia, che ha di fatto segnato la nascita della tanto desiderata paternità.

Tocacante la descrizione che l'autore ne fa: «L'incontro in aeroporto fu estremamente naturale ed avvenne in un modo che mi ha sempre fatto pensare. Io presi semplicemente quel  bambino piccolo e denutrito per mano e me lo portai in giro a Fiumicino. Passeggiavamo come se fossimo stati sempre insieme, eppure erano passate  poche ore da quando era sceso dall'aereo».

 Sono emozioni di si questo tipo ad avere immerso subito e totalmente il dottissimo  professore nello spirito autentico dell'adozione, la quale, vissuta con profondo  amore e convinzione, in nulla si distingue dalla filiazione naturale, come afferma egli stesso («la pretesa superiorità dei legami di sangue è più una nostra costruzione artificiosa .che non un reale elemento che inerisce alla sfera dell'affettività»). Spirito, che dà sostanza al concetto moderno dell'istituto, quello che oggi esaltiamo e che, a differenza di un passato meno attento nel dare importanza alla sfera emozionale nei rapporti affettivi, eleva l'adozione sullo stesso piano della procreazione, facendo sì che l'iter adottivo rappresenti, n senso figurato, 'quasi una forma di "gestazione" e l'emanazione della sentenza sì raffiguri come la "nascita" del figlio tanto desiderato. Nulla più deve distinguere per la nostra sensibilità occidentale, la genitorialità  biologica dalla genitorialità  acquisita.

 Ma il libro, se nasce da quella esperienza, non ne è tuttavia il racconto. L'Autore intende soltanto offrire al lettore, e prima ancora a se stesso, la storia completa di un istituto, così universale: all'esito di ricerche da certosino, condotte con professionalità filologica fuori dell'ordinario.

 Il mero studioso., ligio a modelli canonici, avrebbe probabilmente, dato un titolo diverso a questo: bellissimo volume: come, ad esempio, "Le origini dell’istituto dell’ adozione". Il padre adottivo felice ha preferito titolare "Ex amore adentio", per rendere conto del sentimento che ha ispirato il suo ponderoso quanto gratificante lavero di ricerca e interpretazione di così sparse fonti latino- classiche, proto e veterocristiane, cristiano-medievali, ed anche bibliche.

Urta carrellata, la dua, scorrevole e luccicante, attraverso la storia millenaria di un'idea, l'adozione appunto,, che fa parte dell'esperienza umana da tempi antichissimi già sul piano delle semplici relazioni sociali, anche se é sul piano della considerazione giuridica che essa assume la sua autonomia concettuale, il suo significato più grande, come chiaramente emerge da queste pagine.

Già a livello primordiale, l'assunzione di un individuo all'interno di un corpo sociale è un fatto che appartiene alla fisiologia del suo divenire: è garanzia di esistenza e di progresso. Questa fisiologia si fonda, di norma, su fatti naturali: la procreazione segna un'appartenenza, sulla base di fattori genetici. La natura si rinnova attraverso una forma di riproduzione dell'individuo, che genera un altro individuo: ma la pro-genesi non esclude ne rende superfiva l'assunzione: essa permane, quanto meno sub specie  di mancato rifiuto. Tale aspetto è icasticamente messo in luce dall'Autore, quando descrive la ritualità romana del padre che "accetta" come figlio il nuovo nato prendendolo tra le braccia

L'odoptio è vista quale "surrogato" della filiazione. Grazie ad essa, il nucleo  sociale elementare della famiglia si amplia non già attraverso l'atto naturale della procreazione, bensì per il solo tramite della volontà di suoi componenti: non è il caso che governa – o concorre a determinare – la vicenda accrescitiva della famiglia, ma la scelta dell’uomo.

Le pagine del Commerci  descrivono con puntuale precisione le linee di svolgimento dell'adoptio a Roma. La civiltà romana, sorretta da un sistema di diritto  complesso e articolato, che costituirà il fattore principale della sua potenza e durevolezza e capacità  espansiva, segna, quanto meno nel mondo occidentale, la giustificazione del fenomeno  adottivo. Diviso tra la più antica adrogatio, atto di singolare gravità (e per questo rivestito di forme di particolare solennità) che conduce all’estinzione di un intero gruppo familiare a beneficio di un altre gruppo che lo assorbe, e la più comune adopd o, in cui un  figlio di famiglia (già sottoposto alla patria potestà di un pater familias) passa, lui solo, a un gruppo familiare diverso. Singolare la  tendenza, già percepibile nel diritto romano classico, a considerare l’adoptio  come una sorta di filiazione artificiale, che condurrà in epoca post-classica all’affermazione  del principio adoptio natura imitatur, con conseguenze di estremo   interesse per l'osservatore del fenomeno: basti pensare, ad esempio, che nel diritto giustinianeo si vieta l'adozione a chi non ha la capacità di procreare, e l’adottante , in analogia con il padre naturale, deve avere almeno 18 anni più dell'adottato.

Già da questi minimi aspetti si colgono, per un verso. taluni profili di insospettabile modernità dell' adoptio romana e, per un altro, l'importanza della ricostruzione storica dell’ analisi del fenomeno in parola. L'adozione ha un percorso, che l’ha  vista  trasformarsi nel tempo in una evoluzione continua.   , inarrestabile: qui pii che altrove sì assiste al costante tentativo di adeguare la considerazione giuridica al mutare dei costumi sociali, alla diversa percezione, dell'uomo come figura ideale, alle esigenze di tutela dell’individuo sopratutto quando questi si sta formando, è innocente, è indifeso.