Le dodici trappole che aspettano i nuovi genitori adottivi

 

Il mito dell'attaccamento reciproco istantaneo

La sindrome di risarcimento

Il piedistallo

La luna di miele

Sono meraviglioso!  

Ne voglio! ne voglio!  

Sono infine genitore, allora perché mi sento triste?

Pensavo di avere regolato tutto!

Si intendeva tanto bene prima!!!

L'amore può aggiustare tutto!

L'inconfessabile delusione

Sottolineo la differenza, ignoro la differenza

    

Scegliere di fondare una famiglia che adotta, è tutta un’avventura! Ci sono dei momenti di dubbio, di stupore, d’angoscia, di frustrazione prima, durante ma anche dopo l'arrivo del bambino. Diventare genitore adottivo, significa diventare prima di tutto semplicemente genitore. Tuttavia, per sentirsi competente nuovo genitore adottante, ci sono delle specificità che si devono comprendere, dei modi differenti di svolgere lo stesso ruolo.

-- Nei racconti tutte le difficoltà si concludono con l'arrivo del bambino tanto desiderato! La realtà è tuttavia troppo spesso molto differente ed i genitori rischiano di cadere in parecchie "trappole" che possono avere delle conseguenze abbastanza gravi per loro ed il loro bambino. Ecco le dieci trappole più frequenti nell’ adozione.

 

1 - Il mito dell'attaccamento reciproco istantaneo

Questo mito viene dall'epoca in cui i genitori che desideravano adottare erano invitati a visitare gli orfanotrofi. Si diceva loro "quello che vi tenderà le braccia, è il vostro." Questo mito ha origine anche da un altro mito: quello che pretendeva che quando una madre partorisce, appena vede il suo bambino, è l'amore automatico.

L'esperienza ci dimostra che ogni caso è unico e si vide in modo unico. I sentimenti positivi o negativi che sono provati molto intensamente al momento del primo contatto, non sono né la garanzia del successo, né dell'insuccesso dell'attaccamento e dell'amore. Un'adozione, come una nascita, è l'incontro di due esseri totalmente differenti. Hanno disperatamente bisogno uno dell'altro, ma tutto è da fare, da costruire. Come l amore, può essere un colpo di fulmine o si può costruire molto lentamente.

 

2 La sindrome di risarcimento

L’adattamento del bambino al nuovo ambiente richiede del tempo,e talvolta i genitori adottivi devono lottare anche con il senso di colpa, molto irrazionale, di non essere stati nel paese di origine del loro bambino prima dell'adozione. Più l'attaccamento reciproco si concreta, più constatano le piccole insicurezze, i problemi di salute, i ritardi causati dalla mancanza di stimolazione, e più si dicono: "Ciò non accadrebbe se fossi stato là dalla sua nascita ed anche prima!" Questo è vissuto particolarmente dai genitori di bambini più grandi perché "l'assenza" è stata più lunga.

Razionalmente, i genitori vogliono essere realistici, aiutare il bambino senza metterlo sotto pressione, non avere troppe attese. Ma emotivamente, parecchi genitori possono vivere un profondo sentimento di insuccesso o di impotenza o di frustrazione davanti a tutti gli sforzi chiesti al bambino per "ricuperare il tempo perso" e portarlo velocemente al livello di sviluppo dove sarebbe se fosse stato con loro dalla sua nascita. È ciò che chiamiamo sindrome di risarcimento, l'illusione che con abbastanza amore, tempo, sforzo, potremo cancellare le ferite del passato.

 

3 - Il piedistallo

Quando dei genitori adottivi si confrontano coi problemi di comportamento, di ritardo scolastico, di instabilità emotiva del loro bambino, provano all’inizio a districarsi soli, come tutti. Invece, quando questi problemi superano le competenze di base e devono consultare un professionista, certi genitori esitano, aspettano troppo, si esauriscono per paura di essere male giudicati.

Dopo tutto si dicono, contrariamente ai genitori "biologici, sono stati valutati e  sono state riconosciute loro le capacità necessarie per essere dei genitori adeguati! Allora perché si sentono così incompetente di fronte a questo problema? Hanno paura di sentirsi dire: "avete fatto tutto per avere questo bambino! Adesso districatevi!!"

 

 4 - La luna di miele

Talvolta il primo contatto, i primi giorni vanno molto bene. Il bambino è calmo, docile, sembra felice. Tutto è perfetto ed i genitori pensano che il peggio è superato, che sono fatti uno per l'altro e che ciò continuerà sempre. Certamente, è vero in certi casi. Ma più spesso accade diversamente, è ciò che si chiama la luna di miele.

Il bambino è felice di essere adottato ma ha paura di essere restituito e si conforma esattamente a ciò che i suoi nuovi genitori aspettano da lui. Poi, quando è rassicurato, quando sa che è in una condizione stabile e definitiva, quando comincia a sentire l'attaccamento, comincia il periodo di ‘testing’. Inconsapevolmente il bambino si dice: "dicono che mi amano, ma mi amerebbero anche se rompo i miei giocattoli, se grido, se rifiuto di andare ecc. alla scuola?"

Questo periodo può durare alcune settimane o letteralmente degli anni. In certi casi estremi, il bambino non si rassicurerà mai a causa di carenze affettive troppo gravi. Il legame sarà sempre fragile. Per quanto i genitori  si sforzino di a ripetere parole, gesti, il bambino non assorbirà niente, come se fosse una caldaia senza fondo. Avrà sempre sete anche se gli si dà tutta l'acqua del mondo. C'è allora il rischio di sfinimento dei genitori che, malgrado la migliore volontà del mondo, non arrivano a sentirsi "adottati" dal bambino.

 

5 - Sono meraviglioso! È dovunque buono!

Dopo l'arrivo del bambino, certi genitori sono molto fieri di dire a che il loro piccolo è socievole, amabile in pubblico; sono fieri che vada nelle braccia di tutti senza avere paura, che non piange quando lo si lascia all'asilo.

Bisogna essere prudenti nella nostra interpretazione: questo comportamento, in un bambino biologico, allevato dai suoi genitori dalla nascita, è un segno di sicurezza, una capacità a staccarsi da essi; invece in un bambino adottato, questo stesso comportamento può essere segno di una difficoltà a creare un legame significativo coi suoi genitori.

Per questo bambino, tutti gli adulti gentili sono uguali nel suo cuore dal momento in cui rispondono ai suoi bisogni. Il bambino riproduce allora il modello che ha vissuto in orfanotrofio dove parecchie balie si occupavano di parecchi bambini. Se questo comportamento dura troppo molto tempo, si dovrà parlare allora di "disordini dell'attaccamento"

Questo spiega perché è così importante trascorrere molto tempo col bambino al suo arrivo, affinché per lui, i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle diventano veramente il suo riferimento, la sua sicurezza.

 

6 - ne voglio! Ne voglio!

All'ora di pranzo nel ristorante dell’ hotel, una piccola guatemalteca di tre anni è in piedi sulla sua sedia e grida battendo i piedi "Schiena helados! Schiena helados!" , due gelati. I suoi nuovi genitori, volendo calmarla, e perché sono imbarazzati un poco, gli danno un gelato per pranzare e questo per 2 settimane. Ecco dunque la grande sfida! Come calmare un bambino senza accettare tutti i suoi capricci!

Occorre comprendere prima che, per un bambino in orfanotrofio, le prove di attenzione e di tenerezza sono state ottenute spesso solo per il cibo o degli oggetti. Il bambino cerca di provare lo stesso comportamento dunque. Bisogna comprendere anche che il bambino non ha nessuna idea di quelle che sono le regole di vita normale in una casa, in una famiglia.

Come genitori, si ha il dovere di creare prima un legame affettivo, dimostrare che le vere prove di amore sono le carezze, l'attenzione, la disponibilità, la preoccupazione, l'ascolto, la consolazione, la valorizzazione, piuttosto che delle prove unicamente materiali.

Si devono insegnare allo stesso tempo velocemente al bambino quelle regole di vita che avrebbe appreso gradatamente, se fosse stato nella casa dalla nascita. Se ci si mettesse a contare veramente tutte le regole che vi sono in una famiglia, si scoprirebbe che esse sono  centinaia. Allora, come genitori, bisogna andare gradatamente e stabilire insieme in principio non più di 10 regole chiare. Queste regole devono riguardare delle misure di sicurezza e di comportamento che corrispondono alla nostra vita quotidiana a noi, ai nostri valori. Bisogna favorire anche per quanto possibile dei rafforzamenti positivi piuttosto che l'applicazione di conseguenze punitive.

 

7 - Sono infine genitore, allora perché mi sento triste?

Si conosce tutto delle mamme che hanno sofferto di depressione post-partum. Senza minimizzare le origini puramente biologiche di questo problema nel caso di un parto, parecchi studi recenti parlano della realtà della "Sindrome di depressione post-adozione." Ci sarebbe un fenomeno di " variazione di adrenalina" puramente fisico e una modifica  di tutti gli adeguamenti psicologici normali quando si passa dal progetto, dal sogno, alla realtà quotidiana. Questa sindrome si distingue per:

·       un strano sentimento di ansietà davanti all'ampiezza della responsabilità che si è appena accettato;

·       una malinconia del quotidiano dopo i mesi, ( se non addirittura gli anni) di emozioni molto forti;

·       un sentimento di impotenza davanti a certi comportamenti del bambino;

·       il lutto della nostra vita anteriore;

·       l'incomprensione da parte nostra rete di supporto naturale (genitori, amici), che causa una sensazione di isolamento.

 

8 - Pensavo di avere regolato tutto!

Una mamma va a pattinare con la sua bambina di 4 anni che ha un immenso piacere e che si getta nelle sue braccia e le dice "Mamma, ti amo moltissimo!!" Questa mamma si mette a piangere in modo incontrollabile perché la sua propria madre non ha avuto mai il tempo di giocare con lei.

Per diventare un adulto compiuto e maturo, l'essere umano ha bisogno di imparare a vivere coi dolori, grandi o piccoli, dell'infanzia. Impara a razionalizzare, a regolare, a vivere con la morte di una madre, le relazioni tese con un padre, la gelosia provata ecc. verso un fratello o una sorella, I nostri genitori erano troppo severi? Noi ci ripromettiamo   di non l'esserlo troppo!

Quando si diventa genitore, le cose non sono più semplici. Le decisioni che avevamo preso erano prima teoriche, razionali. Ma nella vita quotidiana, con un bambino, sono spesso le emozioni che prendono il loro posto. I "fantasmi" del passato ritornano malgrado la nostra volontà. Bisogna fermarsi allora, riflettere, accogliere queste emozioni e valutare ciò che appartiene alla nostra relazione presente col bambino e ciò che riemerge dalla nostra relazione passata coi nostri genitori.

 

9 – Ci si intendeva tanto bene prima!!!

Le statistiche sono precise: l'arrivo di un bambino, per adozione o biologicamente, rappresenta il più grande test della solidità di una coppia. Una grande percentuale di separazioni si produce nell'anno successivo all'arrivo di un bambino. Eravamo una coppia di innamorati; adesso diventiamo una coppia di genitori. Dobbiamo trasformarci in una squadra efficiente e coerente per rispondere adeguatamente ai bisogni di un piccolo essere.

È in questo momento che le piccole fragilità emergono: problemi di comunicazione, abilità a risolvere i conflitti, differenze nei nostri metodi educativi che ci vengono ecc. dai modelli dei nostri genitori, contrasti con la famiglia allargata. La stanchezza delle nuove responsabilità, i confronti, i disaccordi possono essere molto più frequenti.

Bisogna ricordarsi allora che "una famiglia felice, non è una famiglia senza problemi, ma una famiglia che è capace di fare efficacemente fronte ai problemi, di superarli via via".

 

10 - l'amore può  aggiustare tutto!

Ecco un mito che può avere delle conseguenze gravi nelle situazioni di adozione di un bambino più grande che presenta delle carenze affettive importanti.

Certi bambini non hanno avuto, a certe tappe del loro sviluppo, le basi di affetto che erano loro necessari; le tenerezze, le attenzioni, gli incoraggiamenti che avrebbero permesso loro di costruirsi una stima di sei!

Hanno delle conseguenze serie delle carenze affettive. In senso figurato del termine, si potrebbe paragonare questi bambini ad una casa che è stata costruita senza fondamenta. I genitori possono provare per quanto possano, di colmare le brecce, la casa rimane sempre molto fragile, rischia di crollare ogni momento.

11 - l'inconfessabile delusione

Che siano nei primi giorni, settimane o mesi dopo l'arrivo, parecchi genitori vivono una profonda delusione rispetto al bambino che è stato affidato loro. Si può essere delusi rispetto al bambino:

·       perché è meno bello di quanto noi sperassimo,

·       perché rifiuta di venire nelle nostre braccia ma resta senza problema nelle braccia del nostro coniuge,

·       perché ci sembra" anormale" nelle sue reazioni e si teme un ritardo mentale,

·       perché si scopre tardi una malattia grave.

Si può essere anche molto delusi di fronte a noi stessi: non si sente il bravo genitore che si riteneva, si è deluso delle emozioni profonde di fronte a questo bambino, deluso del coniuge come padre o madre, ecc.

Ma a come confessarsi di ciò quando tutto il nostro ambiente si congratula con noi, ci dice che è bello, che deve essere contento dopo tanti anni di sforzi. Neppure al picnic annuo dell'agenzia si va a parlare di ciò agli altri genitori adottivi. Non si oserà confessare tutto ciò neanche all’assistente sociale che viene a fare il rapporto per il giudizio del tribunale!!!

Bisogna mettersi tuttavia in contatto con le proprie delusioni, non negarle se si vuole superare il lutto del bambino" sognato" ed accogliere il bambino reale. Come in tutti i lutti, c'è una fase di negazione, di collera, di depressione per finire poi per trovare una certa serenità nei confronti di questa perdita.

 

12 - sottolineo la differenza, ignoro la differenza

Un'altra trappola che attende i nuovi genitori adottanti, è di esagerare il fatto dell'adozione o di minimizzare il fatto dell'adozione. Per esempio, certi genitori sono così fieri del loro piccolo di origine cinese che trasformano la casa in pagoda, si mettono a mangiare con le bacchette tutti i giorni, apprendono il mandarino in famiglia e raccontano continuamente davanti al bambino a tutti la loro magnifica esperienza di adozione!!

All’opposto, certi genitori cercano di cancellare ogni traccia del passato del bambino come quella coppia che pensava bene fare gettando tutti i vestiti e piccoli oggetti del bambino nelle pattumiere dell'aeroporto, affinché il bambino riparta" di nuovo", affinché dimentichi il suo passato faticoso.

Nei due casi queste persone fanno degli errori che avranno delle conseguenze più tardi. Il bambino deve imparare a funzionare con le sue due identità avendo il permesso di essere cinesi o rumeno quando ne prova il bisogno e di essere" del Quebec pura lana" quando lo desidera. Ciò dipenderà dai periodi della sua vita, dagli avvenimenti, dagli argomenti abbordati, dalle difficoltà incontrate.

Parimenti, per i genitori, bisogna intendere le cose: se il bambino va bene o male, non bisogna spiegare tutto con l'adozione o negare sempre che può avere una parte di spiegazione nel passato del bambino o nel suo bagaglio genetico. La grande sfida è di seguire anche il ritmo del bambino e le tappe del suo sviluppo. Restare obiettivi ed aperti: talvolta le difficoltà verranno a causa dell'adozione e altre volte bisognerà interrogarsi sui nostri atteggiamenti e aggiustarli.

 

Michelle Bernier, operatrice  sociale Johanne Lemieux, operatrice  sociale Centro di santþ e CLSC Paul-Gilbert 418-839-3511 Novembre 1998