I bambini vittime di violenze   

Quando i nostri bambini sono stati vittime di violenze  

  Prima di ingrandire la nostra famiglia, i nostri bambini hanno vissuto una storia che può essere molto dolorosa. Tutti hanno subito almeno una rottura, la separazione dalla loro madre di nascita, che costituisce una violenza grave in se.  Oltre a questo, certi bambini sono stati vittime: 

di abbandono  

di rotture ripetute  

di cattivi trattamenti  

 di abusi sessuali  

 Peraltro, con l'apertura dell'adozione "internazionale", alcuni di loro  sono diventati i nostri bambini dopo aver soggiornato in un ambienti naturali ostili, orfanotrofi diseredati, carestia, guerra,. 

 

I "nostri bambini quasi tutti, in un momento o in un altro della loro esistenza, sono stati "istituzionalizzati" e dunque sottomessi al rischio di un certo maltrattamento. »  

Come è il vissuto quotidiano per la loro famiglia di adozione, bisogna proporre loro delle famiglie specifiche? E, in questo caso, quali sarebbero i criteri da trattenere?   Come i genitori sono preparati a seguire questi bambini? Una preparazione particolare sarebbe necessaria?   

  Quale è lo sviluppo dei bambini? Si radicheranno dal loro vissuto di prima dell'adozione? Come questi bambini, che hanno delle storie difficili, possono ricostruire - o semplicemente costruire - dei legami affettivi solidi, acquistare una buona stima di loro stessi, condizione del loro sboccio?  

 

Il nostro obiettivo è di comprendere meglio per seguire meglio le famiglie che ci sollecitano. Si tratta di fare il punto sulle conoscenze attuali concernenti i postumi di traumi e le possibilità per un bambino di "rimbalzare", dunque di superare queste difficoltà, ciò che i ricercatori chiamano "la resilienza". 

  Certamente, ogni adozione è unica, ogni caso è particolare,le statistiche non hanno nessuno valore alla scala dell'individuo dunque. Ma, se prendiamo in conto le riflessioni fate nel mondo della sanità, gli avvenimenti attuali ed il vissuto delle famiglie di adozione, faremo avanzare forse la causa di questi bambini ed aiuteremo le famiglie che li hanno adottati. 

Le violenze subite  

L'attualità è purtroppo molto ricca in materia di violenze. Giornali e televisione, ci rinviano delle immagini insopportabili talvolta. Altre forme di violenza appaiono poco "in prima pagina", certe, sono occultate completamente, ci inviano forse un'eco che neghiamo di sentire, forse sono considerate come "normali." 

 E’ importante ricordare i problemi fuori di questo meccanismo selettivo, le violenze identificate che possono essere la conseguenza di violenze meno visibili.  

 Stanislas Tomkievicz, fu un precursore nella denuncia delle "violenze quotidiane, della vita ordinaria" in istituzione, che definisce così: 

 

"È violenza istituzionale, ogni azione commessa in o da un'istituzione, od ogni assenza di azione che causa all'utente una sofferenza fisica o psicologica inutile e/o  che ostacola la sua evoluzione ulteriore. È violenza all'individuo tutto ciò che dà una preminenza agli interessi dell'istituzione prima degli interessi dell'utente." 

  I nostri bambini sono quasi tutti stati, "istituzionalizzati" e dunque sottomessi al rischio di un certo maltrattamento. 

 Ora, i ricercatori sono unanimi, le violenze subite ipotecano la crescita della vittima.

Le conseguenze delle violenze subite 

L'intensità dei postumi dipende da numerosi fattori, si afferma per esempio che un atto di violenza che ci sembra molto grave, subito una volta dalla vittima può lasciare meno tracce che un atto di violenza che ci sembra molto inferiore ma che è ripetuto nel tempo. 

  Le conseguenze delle violenze subite sono legate anche al contesto in cui è esercitato questa violenza. Una bambino vittima di incesto è molto più traumatizzata di una bambina vittima di un stupro perpetrato da una persona esterna al suo ambiente. 

 Certi autori ipotizzano una "trasmissione transgenerazionale", vale a dire che l'impatto di traumi estremi colpisce i bambini che ne sono vittime, poi i bambini dei loro bambini. I numerosi studi condotti, per esempio, su discendenti di vittime dello Shoah  hanno mostrato che, se la salute psichica dei discendenti non era alterata, la trasmissione influenzava il loro carattere, provavano, un forte sentimento di insicurezza. 

  La violenza subita ha delle conseguenze sull'individuo e, attraverso di lui, sulla società. Lionel Bailly, nel lavoro sopraccitato, rievoca uno studio realizzato nel Kurdistan Irakien. Tra i curdi, vittime di violenze, il 77% si trovavano più "spesso di malumore." Lautore è incerto "Come l'aggressività e le sue difficoltà di gestione, diventando una costante sociale, vanno ad influenzare le reazioni dei bambini ed il loro modo di concepire la violenza? » 

La resilienza 

Attualmente, parecchi autori rievocano la capacità dell'individuo a resistere alle aggressioni dell'ambiente naturale. Una capacità differente secondo ogni individuo. Questa capacità, è stata chiamata "la resilienza."   

  Questo termine è un termine di fisica che descrive la resistenza di certi metalli agli shock. Per estensione designa la "capacità di resistere, di rimbalzare di affrontare situazioni avverse". 

Numerose osservazioni di bambini che hanno vissuto delle situazioni estremamente difficili, particolarmente negli stati di guerra, hanno catalizzato la riflessione in questo campo. 

  Co-creatore di questo concetto di resilienza, Michael Rutter, professore di psichiatria del bambino a Londra, lo presenta così   

  "… ci si è reso conto che certi bambini arrivavano a funzionare bene anche nelle situazioni più terribili. Si è realizzato che le risposte dei bambini a queste situazioni sono estremamente differenti: certi bambini crollano e vanno molto male; altri riescono a sopravvivere; e altri sembrano andata bene e diventano forse più forti dopo avere attraversato tali esperienze."  

 

 (…) Sì, ciò si svolge su tutta una vita… Fino a quattro—venti—dieci anni! Non è mai troppo tardi. » 

  La domanda da porsi:  Come sviluppare la resilienza?  Quali fattori possono favorirla? Parecchi studi stanno studiando   questo problema.  

 

Ma sarebbe etico sviluppare la resilienza del solo individuo senza agire prioritariamente per eliminare le forme di violenza che possono esercitarsi su lui? 

Chantal Bernard-Putz, 

   

Fonte:

  Questo testo è stato pubblicato nel giornale dell'associazione francese dei genitori adottanti "Infanzia e Famiglie di adozione (EFA)", Rivista Accoglienza, no 4, 1999..