L'ADOZIONE NON E' "ACCOGLIENZA" MA "DONAZIONE" COMPLETA

AD UN BAMBINO SENZA FAMIGLIA

Tratto dall’ultimo numero del nostro giornalino

 

di ARNALDO TIBERTI

Presidente della Primogenita International Adoption

 

Questo numero Vi arriverà nelle immediate vicinanze delle 

feste natalizie, colgo, quindi,   l'occasione per augurare a tutti voi un caloroso e fraterno augurio di un sereno natale e di un fecondo anno nuovo.

La lettura di questo numero, spero, vi stupirà per la ricchezza  di notizie e di eventi che ci hanno visto coinvolti e che dimostrano come LA PRIMOGENITA INTERNATIONAL ADOPTION sia viva e vitale.

A questo riguardo vorrei trasmettervi alcune mie riflessioni e  sensazioni.                       

Come ebbi già a dire, durante la nostra festa annuale nel settembre scorso, il mondo delle adozioni sta radicalmente mutando, sia in Italia che all'estero.

L'attuale Consiglio ha cercato di precorrere i tempi, intuendo i cambiamenti.

Questo ha portato a modifiche del nostro Statuto e della nostra struttura (che sono sempre in corso), per rimanere "ai passi con i tempi".

Il contatto con altri Enti porterà a delle "fusioni" o "collaborazioni",   che saranno il futuro del mondo degli Enti, comportando la nascita di nuove "entità" con identità differenti,   rispetto all’attuale.

L'operatività nei nostri paesi è sempre in continua espansione, condizionata, spesso, dalla incapacità delle coppie ad adattarsi ai radicali mutamenti della mentalità dei Paesi esteri. Questo è il problema su cui vorrei soffermarmi.

La società italiana, in questo ultimo decennio, si è andata modificando, mutando il concetto di vita sociale e quindi i rapporti tra le persone. Non voglio fare una descrizione filosofica e sociologica delle  realtà attuali, non è questo il luogo e io non sono in grado di farlo, ma vorrei soffermarmi sulle conseguenze che questo ha portato, nel concetto di adozione.

Da sempre le motivazioni che ci hanno spinto all'adozione si sono basate su un motivo egoistico! che non va condannato), la noi abbiamo pensato:

non posso procreare, quindi ho diritto ad avere un figlio;

voglio una famiglia numerosa, ma l'ultima gravidanza è stata pericolosa;

sono portatore di una patologia pericolosa per i miei futuri figli;

nel mio ambito sociale o religioso la famiglia numerosa o con bambini adottati è considerata.

La coppia  è in crisi per la mancanza di un figlio.

In  queste motivazioni recondite e nascoste mi ci ritrovo e penso che tutti si possano ritrovare.

Queste  motivazioni, negli ultimi anni, si sono rafforzate, allontanando le coppie dalle vere ragioni

| che portano all'adozione internazionale. Ma in questa realtà cosa ha di peculiare LA PRIMOGENITA INTERNATIONAL ADOPTION, quali sono le caratteristiche di quanti ne fanno parte?

Innanzi tutto che è composta da volontari veri, e che la sua dirigenza è retta da volontari che non hanno mai tratto nessun beneficio,  ne economico ne in ambito sociale, dalla loro  appartenenza a questa Associazione. In secondo luogo perché essi si ritrovano in un concetto utopico che pone l'infanzia   abbandonata al centro dei loro pensieri.

 

Questo è avvenuto in modo nascosto. E stato il contatto con la realtà degli orfanotrofi, sono stati i visi spenti dei bambini, sono state le loro nudità che ci hanno portato a cercare in fondo a noi stessi le motivazioni e la forza per combattere una battaglia contro il nostro egoismo.

Quante volte mi sono chiesto: "Chi me lo fa fare di perdere ore e giorni ad inseguire un sogno, a sopportare le false pretese di presunti genitori adottivi. Perché combattere contro burocrazie inutili, politici ottusi o corrotti?"

Queste domande le sentite anche da tutti quelli che fanno parte de LA PRIMOGENITA INTER­NATIONAL ADOPTION.

È questa utopia , questo bisogno di giustizia che ci permettere di reggere il peso di questo impe­gno, e di avere sempre idee nuove per portare avanti l'Associazione.

Altra peculiarità è lo spirito associativo e fraterno (dibattuto e tribolato), che è alla base dei nostri rapporti interni.

Permettetemi uno sfogo: quanto è difficile mantenere dei rapporti fraterni fra noi, ma le spinte in­dividualistiche si stanno ormai spegnendo, perché ognuno ha trovato nello spirito comune il moti­vo del suo operato.

Questo ed altro ci distingue e ci fa ritrovare appieno nel concetto di adozione, che si trova nella Convenzione dell'Aia.     

Chi scrisse questa legge pose il concetto di cooperazione alla base di tutto. Questo concetto è la motivazione che abbiamo trovato nella nostra esperienza adottiva. Tutti noi al ritorno dall'India e, successivamente dagli altri Paesi, abbiamo sentito la necessità di adoprarci per trovare i mezzi per sostenere quelle realtà conosciute e chi ci lavorava. Principal­mente come ringraziamento per il grande regalo che ci fecero donandoci i nostri figli, ma anche per aiutare tutti quei bambini e famiglie rimaste in quelle dolorose situazioni. Quanti di noi hanno negli occhi e nel cuore tutti quei bambini rimasti negli orfanotrofi, mentre noi ci allontanavamo felici con i nostri figli? È per questo che abbiamo dato un notevole impulso alla cooperazione.

Ecco quindi i tre livelli di cooperazione che da sempre perseguiamo.

I progetti a lungo termine vertono sulla necessità di sradicare le situazioni sociali che portano all'abbandono. Questi progetti sono di unica pertinen­za dei governi, che devono essere sollecitati a cercare le soluzioni sociali. In questo noi, molto umilmente e consci delle nostre possibilità, possiamo sollecitarli quando ci è permesso.

I progetti a medio termine sono principalmente indiriz­zati verso le famiglie che versano in situazioni di disa­gio, che possono portare all'abbandono dei loro figli. I progetti interessano la scolarità, le problematiche sa­nitarie e l'aspetto nutrizionale. Questi progetti sono da noi pensati e mantenuti, ma sviluppati da personale autoctono. In questo ci distinguiamo perché riteniamo che un progetto seguito e svilup­pato dalle popolazioni locali ha un maggior effetto sulla restante popolazione. Questa modalità de­termina un maggior impegno dì controllo sui lavori svolti e, a volte, i tempi di realizzazione si al­lungano.

In questo ambito si inserisce il cosiddetto SAD che permette ad intere fasce di bambini, gravitanti intorno ai nostri rappresentanti esteri, di poter frequentare le scuole e di avere un minimo di sussi­stenza.

Riteniamo che il Sostegno A Distanza non debba essere concepito come  un sostegno a un singolo, ma esso deve dilatarsi su una fascia di bambini per non determinare delle disparità.

Il progetto a breve termine l' adozione internazionale, vista come ultima possibilità per salvare un minore legalmente abbandonato e destinato a vivere in orfanotrofio.

L'adozione deve essere l'ultimo atto, preceduto dalla ricerca di un possibile reinserimento del mi­nore nel suo Paese attraverso l'adozione nazionale. Quando ogni possibilità viene preclusa l'adozione internazionale è un nostro dovere.

Dalla esposizione di questi concetti si intuisce come per noi il bambino è al centro del nostro pen­siero.

Riteniamo quindi che se ognuno entrasse in questo modo di vedere la realtà si troverebbe indiriz­zato verso l'infanzia abbandonata nel mondo e il suo egoismo verrebbe sublimato in un atto di pu­ra donazione.

Adottare non sarebbe più un atto fine a sé stesso, con il fine di placare le nostre angosce, ma un atto di donazione di noi stessi a un bambino che attende tutto.

Nella sublimazione di questo atto è naturale pensare che tutti i nostri preconcetti (età, sesso, colore, numero di fratelli, salute) cadano, e rimanga in piedi solo la nostra azione convinta per i bambini. Fra noi è caduto un altro concetto: ACCOGLIERE che abbiamo trasformato in DONAZIONE.

Accogliere vuol ancora dire che TU piccolo e reietto vieni a vivere con noi e noi (i buoni) ti dia­mo la possibilità di redimerti, ma tu in cambio dovrai darci......risultati (scuola, affetto, generosi­tà).

No! LA PRIMOGENITA INTERNATIONAL ADOPTION pensa in modo diverso. La coppia rinfrancata nel suo interno da un vero rapporto di coppia, superate le diversità di visione rispetto alla genitorialità, forte di un amore coniugale, pronta ad attraversare periodi di vera diffi­coltà di rapporto SI DONA A UN BAMBINO PER AMORE il quale non vuole altro che, a sua volta, DONARSI A NOI PER AMORE.

Questo è lo spirito che ci accomuna e che ci rende un po' anomali.

Probabilmente vi chiederete se le utopie non danno alla testa, se ci siamo dimenticati delle realtà quotidiane.

No! La famiglia adottiva non è stile "Mulino Bianco", la realtà è dolorosa, è lotta continua e soffe­renza per i continui distacchi e tribolazioni. No! Non è semplice allevare un figlio e allevarsi come famiglia.

Noi abbiamo negli occhi le realtà sofferte, i casi dolorosi avvenuti dopo anni di felice vita insieme. Ma, sempre dobbiamo ricondurre il nostro pensiero alla motivazione di fondo. E, quindi, consapevoli di tutto questo, perché arrestarci davanti a un bambino handicappalo o nero o ancor meglio grande?

Mi auguro che tutti, dai soci fondatori a quanti si aggiungeranno negli anni a venire, si ritro­vino in queste motivazioni. Penso sia giunto il tempo perché si dichiari senza ambiguità quello che noi vogliamo e siamo.

Da questo si partirà per una avventura che porterà alla realizzazione dei sogni di ogni bambino abbandonato nel mondo.